Duomo di Siena

Un edificio che racconta secoli della storia di Siena e della Toscana
Duomo di Siena
Da 2.97

Il più bel pavimento del mondo!

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Panoramica

Orari d'apertura:

  • 1 marzo - 2 novembre: 10:30 - 19:00; festivi 13:30 - 18:00
  • 3 novembre - 28 febbraio: 10:30 - 17:30; festivi 13:30 - 17:30

Orari d'apertura durante il periodo di Scopertura del Pavimento (agosto - ottobre):

  • dal lunedì al sabato: 10:30 - 19:00 (ultimo ingresso 18:30) e 20:00 - 24:00 (ultimo ingresso 23:30)
  • domenica: 9:30 - 18:00 (ultimo ingresso 17:30)

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Dettagli

Il Cuore dell’arte, della storia e della tradizione senese. Il Duomo di Siena, la cui mole si innalza nella omonima piazza, costituisce uno degli esempi più insigni di cattedrale romanico-gotica italiana. Secondo la tradizione, quella attuale sostituisce una prima chiesa dedicata a Maria, eretta intorno al sec. IX, sorta nel luogo in cui si trovava un tempio offerto a Minerva. Sempre da notizie prive di una precisa documentazione, apprendiamo che l’edificio fu consacrato nel 1179, alla presenza del papa senese Alessandro III Bandinelli, dopo l’avvenuta pace col Barbarossa.

Soltanto a partire dal dicembre 1226, momento in cui prendono avvio le registrazioni della contabilità comunale in Biccherna, possediamo una serie di documenti che ci permettono di seguire le vicende costruttive della cattedrale. Si è conservata, ad esempio, la testimonianza di vari pagamenti del Comune all’Opera a partire dall’aprile 1227 per l’acquisto di marmi bianchi e neri (o meglio verde scuro) che rivestono l’edificio, secondo il gusto tipico del romanico toscano.

Nell’aprile 1259 si registra un pagamento di sei soldi a “magistro Nichole de Opere Sancte Marie”. Si tratta probabilmente di una prima menzione di Nicola Pisano, fra gli artisti più innovativi del XIII secolo, cui dobbiamo il celebre pulpito, oggi collocato nel transetto sinistro del Duomo. Il figlio Giovanni, magister dell’Opera negli anni tra il 1284 e il 1297, sarà la figura chiave nella costruzione della parte inferiore della facciata. A Giovanni Pisano appartengono anche le sculture di profeti, sibille e filosofi che anticamente decoravano la facciata e ora custodite all’interno del Museo dell’Opera (sostituite, nel corso del XIX e XX secolo, da copie).

Nel tardo 1262 è documentata l’acquisizione di una domus destinata ad ospitare la sede dell’Opera e il laboratorio dei maestri, ove vengono lavorati i marmi usati nella costruzione del Duomo. Durante il 1263 si acquistano piombo per la copertura della cupola e rame per la “mela” che la coronava. La cupola è quindi compiuta a questa data (la lanterna è un totale rifacimento “in stile” del 1667).

All’interno, la cattedrale di Siena conserva numerosi capolavori eseguiti nei vari secoli. L’opera, per più versi eccezionale, è il pavimento, “il più bello…, grande e magnifico… che mai fusse stato fatto”, secondo la definizione di Giorgio Vasari. Iniziato a partire dal XIV secolo è stato concluso soltanto nell’Ottocento. I cartoni preparatori per le cinquantasei tarsie furono forniti da importanti pittori e scultori, tutti senesi, tranne Bernardino di Betto detto il Pinturicchio, autore, nel 1505, della tarsia con il Colle della Sapienza. La tecnica utilizzata per trasferire l’idea dei vari artisti sul pavimento è quella del commesso marmoreo e del graffito. Si iniziò in modo semplice, per poi raggiungere gradatamente una perfezione sorprendente: le prime tarsie furono tratteggiate sopra lastre di marmo bianco con solchi eseguiti con lo scalpello ed il trapano e riempiti di stucco nero. Questa tecnica è chiamata “graffito”. Poi si aggiunsero marmi colorati accostati assieme come in una tarsia lignea. Questa tecnica è chiamata commesso marmoreo. In seguito si arrivò ad unire le due tecniche, ovverosia quella del graffito con quella del commesso marmoreo. Domenico Beccafumi, pittore manierista senese, attivo nella prima metà del Cinquecento, perfezionò ancora questa tecnica, ottenendo gli effetti del chiaroscuro pittorico.

Per quanto concerne la scultura, nel Duomo di Siena hanno lavorato i più grandi scultori di ogni epoca: da Nicola Pisano che realizzò il pulpito dal 1265 al 1268, al figlio Giovanni autore delle sculture della facciata, sopra ricordate, da Donatello, di cui resta la statua del Battista nella omonima cappella, a Michelangelo che scolpì San Pietro e San Paolo, San Pio e Sant’Agostino per l’altare Piccolomini, fino Gian Lorenzo Bernini della cui arte recano testimonianza la Maria Maddalena e il San Girolamo della Cappella del Voto. Ma nella cattedrale restano anche le opere di altri scultori, quali Tino di Camaino che eseguì il monumento-sepolcro del Cardinale Riccardo Petroni, Urbano da Cortona, Antonio Federighi, di cui si ricordano le splendide acquasantiere addossate ai primi due pilastri della navata centrale e il pozzetto del Sabato Santo nella Cappella del Battista, Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta, autore del Tabernacolo bronzeo che sovrasta l’altare di Baldassarre Peruzzi, Giovanni di Stefano, Francesco di Giorgio Martini che partecipa alla decorazione del Duomo con gli Angeli reggicandelabro, Domenico Beccafumi, che forgia otto angeli posti sui piloni vicini all’altar maggiore, Giuseppe Mazzuoli, Melchiorre Caffà, Antonio Raggi, Pietro Balestra, autori dei Monumenti dedicati ai pontefici.

Sebbene molte opere siano oggi conservate al Museo dell’Opera e in altre collezioni italiane e straniere, nella cattedrale di Siena restano anche numerose pitture: tavole, tele e cicli a fresco. Seguendo un ordinamento cronologico, possiamo ammirare la Madonna del Voto, all’interno dell’omonima cappella, attribuita a di Dietisalvi di Speme.

La Libreria Piccolomini costituisce un unicum, un monumento di assoluto rilievo per il ciclo di affreschi eseguiti da Pinturicchio, fra il 1505 e il 1507, raffigurante la biografia di Pio II, la sfavillante volta a grottesche, il pavimento Ginori che sostituisce l’originale ad ambrogette blu cobalto con la mezzaluna dorata, il gruppo marmoreo delle Tre Grazie, copia di epoca romana da originale ellenistico, gli antifonari conservati nelle vetrine, le cui miniature sono opera non solo di artisti senesi del XV secolo, ma anche di Liberale da Verona e Girolamo da Cremona, chiamati a lavorare a Siena nella seconda metà del Quattrocento, i quali influenzarono assai la locale pittura senese.

Di fianco alla Libreria Piccolomini, nella Cappella del Battista, la biografia di San Giovanni si snoda in una serie di scene dipinte ancora da Pinturicchio, ma in parte rifatte da Francesco Rustici e Cesare Maccari. Il pittore umbro Bernardino di Betto riceve, tra il 1503 e il 1504, la commessa della decorazione della Cappella la cui fabbrica era iniziata nel 1482 grazie alla volontà dell’operaio Alberto Aringhieri, per conservare la reliquia del braccio del Battista donata nel 1464 da Tommaso Paleologo despota della Morea a Pio II, che, a sua volta, elargisce alla cattedrale senese.

Fra i cicli a fresco si segnala inoltre la presenza di Domenico Beccafumi nella decorazione dell’abside, affidata al pittore nel 1535, che viene assistito dal giovanissimo Marco Pino. Di tale decorazione resta la Gloria d’Angeli nel catino, le due Vittorie in stucco ai lati del medesimo, e i due Gruppi di apostoli.

Nella zona presbiteriale, si osservano i quattro grandi affreschi di Ventura Salimbeni, il pittore che, insieme al fratellastro Francesco Vanni e ad Alessandro Casolani, è protagonista dell’arte senese tra Cinque e Seicento, firma il contratto nel 1608, ma inizierà soltanto più tardi a lavorare al progetto, nella primavera del 1610. Le scene raffigurano la Caduta della manna ed Ester e Assuero fra due laterali con Santi e beati senesi.

Di notevole interesse, infine, la serie delle pale degli altari del Duomo, ancora oggi poco conosciute dal pubblico più vasto e che meritano invece una focalizzazione in quanto opere assai rappresentative del XVII secolo e non solo di ambito locale: basti pensare a Carlo Maratta e Mattia Preti.

La cattedrale conserva inoltre una serie di pregevoli vetrate. La più importante, quella di Duccio di Buoninsegna, un tempo collocata sopra l’abside, è stata di recente trasferita nel Museo dell’Opera e sostituita da una copia. Nell’occhio della facciata è invece posta una vetrata raffigurante l’Ultima cena, eseguita nel 1549 da Pastorino de’ Pastorini, allievo di Guillaume de Marcillat. In basso, al centro, si osserva lo stemma, sorretto da due putti, del rettore che commissionò l’opera, Azzolino de’ Cerretani, insieme al nome dell’artista e la datazione. Si segnalano poi due vetrate della bottega di Domenico Ghirlandaio, poste nella cappella del Sacramento e in quella di Sant’Ansano e una serie di dodici aperte lungo il tamburo della cupola, realizzate nel 1886 da Ulisse de Matteis.

Ricordiamo infine il coro, una delle opere più conosciute della lunga e feconda carriera artistica di Fra Giovanni da Verona (1456-1525), intarsiatore e intagliatore di grande rilievo nel panorama storico-artistico del XVI secolo. Le trentotto tarsie appartenevano in origine al coro dell’abbazia di Monteoliveto Maggiore (1503-1505), ma, nel 1813, per volontà dell’arcivescovo di Siena, Antonio Felice Zondadari, furono trasportate in Duomo e inserite nelle due ali laterali del primitivo coro trecentesco. L’artista concepì, grazie alle sue notevoli capacità di faber lignarius, magnifici oggetti e simboli connessi alla scienza e alla teologia.

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